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L’architettura farmaceutica del Canton Ticino

Il progetto fotografico nasce per volontà di Farma Industria Ticino, allo scopo di documentare le architetture e i luoghi della produzione delle più importanti realtà industriali legate al mondo della produzione farmaceutica; di trenta aziende che compongono questo panorama industriale ticinese il progetto fotografico si è concentrato su dieci, le più interessanti dal punto di vista architettonico.
Tipologie in linea, volumi lunghi e compatti dove in testa è posizionato il magazzino delle materie prime, al centro la produzione e in coda il magazzino del prodotto finito; tipologie a blocchi nelle quali ogni blocco è dedicato ad una determinata produzione, oppure a blocchi per fase produttiva e di lavorazione, dichiarano una varietà tipologica interessante, in equilibrio tra attenzione alla forma, esigenze produttive, tecnologiche ed esigenze di sicurezza.
I luoghi di lavorazione del farmaco devono rispondere ad alti standard di controllo del prodotto e sterilità degli ambienti, per i quali si impone elevata complessità tecnologica che rende queste aziende dei casi unici. Alto controllo della purezza dell’aria e dell’acqua, macchinari molto sofisticata fa si che molta parte dello spazio industriale sia dedicato all’impiantistica, evidenziando anche come questa architettura sia simile ad un organismo vivente che necessita di un apparato respiratorio e circolatorio per poter funzionare. Percorsi precisi delle materie prime, dei prodotti e del personale per evitare il fenomeno della cross-contamination, ovvero non immettere nell’abbiente di produzione polveri o particelle che posano contaminare il principio attivo e quest’ultimo non essere assunto da parte dell’operatore, aggiunge complessità. Per entrare nella zona produttiva o anche semplicemente i laboratori di analisi qualità, bisogna seguire una procedura meticolosa, un attenta vestizione con abiti sterili e un passare attraverso camere ad alta e a bassa pressione per evitare ingressi e fuoriuscite di particelle.
Spazi apparentemente complessi che dovevano ritrovare il loro ordine e misura attraverso la macchina fotografica.
La fase di sopraluogo stata seguita da una di documentazione specifica sull’architettura della industria farmaceutica e sulla loro iconografia in modo da poter essere il più completo, esaustivo ed avere un bagaglio d’immaginario al quale riferirsi nell’affrontare questo progetto fotografico. Dall’inizio è stato evidente che la documentazione iconografica era scarsa, qualche lavoro di documentazione su singole aziende per uso interno, ma nulla di organico che poteva educare lo sguardo; la direzione di ricerca si è spostata verso lavori che rappresentavano luoghi affini, come le industrie di hardware, di impianti aerospaziali, industrie ad alta tecnologia che presentassero ambienti con problematiche simili alle “camere bianche”.
Il recente lavoro di Thomas Struth su luoghi di produzione ad elevata tecnologia, il lavoro di Robert Kusmirosky
Control Room e Sites of Technology di Lewis Baltz, sulle aziende legate all’hardware sono stati i riferimenti dal quale partire, se i primi due potevano essere interessanti solo per l’impianto compositivo delle singole immagini, l’ultimo era interessante anche per la costruzione narrativa: le fotografie nell’incipit dense di segni e presenze dell’uomo piano piano lasciano spazio a immagini dove gli attori principali sono gli impianti nello spazio architettonico, esaltando l’inaccessibilità di questi luoghi, operando, quindi, una sintesi sulla complessità di queste produzioni.
Allo stesso modo per poter fare il punto sulla architettura farmaceutica non si doveva costruire sequenze di fotografie dedicate alle singole aziende, ma un continuum di immagini che portassero il visitatore dall’esterno delle aziende, le quali presentano ognuna la propria identità verso i luoghi più profondi ed inaccessibili, dove le esigenze e gli elevati standard di sicurezza portano ad una “spersonaificazione” dell’identità aziendale ed affermando la loro complessità.

Marco Introini
01 dicembre 2011



Pharmaceutical Architecture of Canton Ticino
The photographic project was initiated by Farma Industria Ticino with the aim of documenting the architecture and production sites of the most significant industrial entities involved in pharmaceutical manufacturing. Out of the thirty companies that make up this industrial panorama in Ticino, the photographic project focused on ten—the most interesting from an architectural point of view.
Linear layouts, long and compact volumes where the raw materials warehouse is positioned at the front, production in the middle, and the finished product warehouse at the rear; block-type structures in which each block is dedicated to a specific production process, or divided by production and processing phase, reveal an intriguing typological variety that balances attention to form, production, technological, and safety requirements.
Pharmaceutical manufacturing environments must comply with high standards of product control and spatial sterility, which demand great technological complexity, making these companies unique examples. The strict control of air and water purity and the presence of highly sophisticated machinery mean that much of the industrial space is dedicated to technical systems—highlighting how this architecture resembles a living organism that requires respiratory and circulatory systems to function. Precise paths for raw materials, products, and personnel are designed to avoid cross-contamination—preventing dust or particles from entering the production area that could compromise the active ingredients or expose operators to them—adding further complexity. To enter production zones or even the quality-control laboratories, one must follow a meticulous procedure: careful dressing in sterile garments and passage through high- and low-pressure chambers to prevent the inflow and outflow of particles.
These apparently complex spaces had to find their order and balance through the lens of the camera.
The initial site inspections were followed by a specific documentation phase on the architecture of pharmaceutical industries and their visual representation, to make the project as comprehensive and informed as possible, providing an imaginative foundation for approaching the photographic work. From the start, it was clear that iconographic documentation was scarce—some internal visual records of individual companies existed, but nothing systematic that could train the eye. The research direction shifted toward work representing similar technological environments—hardware industries, aerospace facilities, and high-tech industries addressing issues comparable to “clean rooms.”
Recent works such as Thomas Struth’s studies on high-technology production sites, Robert Kusmirosky’s Control Room, and Lewis Baltz’s Sites of Technology, focusing on hardware-related industries, served as references. While the first two were mainly relevant for their compositional setups, Baltz’s work also offered a compelling narrative structure: photographs that begin densely populated with human presence gradually transition to images where the main subjects are the equipment and architectural space itself—emphasizing the inaccessibility of these environments and achieving a synthesis of their production complexity.
Similarly, to represent the essence of pharmaceutical architecture, the goal was not to create distinct photographic sequences dedicated to each company, but a continuous flow of images guiding the viewer from the exterior—where each company asserts its individual identity—toward the innermost, most inaccessible spaces, where technological and safety demands lead to a kind of “depersonalization” of corporate identity, thus revealing their true complexity.

Marco Introini
December 1, 2011
Some preparatory sketches and
the working map for the exploration

to photo work

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