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Heritage and Beuauty

In un periodo nel quale molte città del mondo sono investite da processi che riguardano da un lato la decomposizione della strutturazione antica e dall’altro una marcata omologazione negli interventi di trasformazione, la conoscenza dei caratteri originali, formali e storici si configura sempre più come evidente necessità per comprendere radici e identità di una cultura e per individuarne le prospettive di continuità e di sviluppo.
La città, e con essa la sua costruzione, costituisce il fatto sintetico di una cultura, l’elemento che nella sua ricchezza e complessità consente di conoscere, anche attraverso l’immediatezza della percezione spaziale, il tempo e le idee della sua realizzazione: si tratta del carattere evocativo dello spazio, la qualità capace di ricreare un mondo che, quando è volto a esprimere compiutezza formale, riguarda l’architettura in quanto ricerca della perfezione. Una ricerca e una compiutezza espressa dalla città, in particolare quella del passato, nei suoi monumenti così come nella sua totalità di insieme, molteplice e rappresentativa, anch’essa grande monumento.
È questo il caso di Multan dove la forza della storia è scolpita nella complessa e compatta forma urbana, nella maestosità e nella ricchezza dei molti edifici sacri per i quali è famosa meta di pellegrinaggi, nelle eleganti case della Walled City e dei Bazaar, così come nei raffinati tessuti, nei ricami, nelle ceramiche e nei gioielli prodotti nei secoli dall’abilità dei suoi artigiani, artefici della studiata continuità delle forme e depositari di un’arte e di un gusto straordinari.
La grandezza di Multan, celebrata nelle fonti storiche del subcontinente indiano, è anche dipinta in un eloquente affresco di Palazzo Farnese a Caprarola, cittadina non distante da Roma dove, nella celebre Stanza del Mappamondo, sono rappresentati con precisione i continenti allora conosciuti. Nell’enorme parete, sulla quale nel 1574 è stata rappresentata l’Asia, nell’area del sistema fluviale dell’Indo, spicca, tra le poche indicazioni cartografiche, la scritta “Regno De Moltan”, toponimo che nell’affresco indica una vastissima parte del Punjab.
A un ruolo così significativo svolto da Multan in una tanto esclusiva rappresentazione del mondo del XVI secolo, corrisponde oggi, purtroppo, una singolare povertà di documentazione iconografica sulla storia materiale e costruttiva. Con grande probabilità, le molte distruzioni avvenute nel corso del tempo hanno colpito anche le testimonianze documentali e i materiali di un luogo che, come la non lontana Lahore, conserva nella sua impronta le forme e lo stile dell'eleganza Mughal.
In questo quadro, la ricerca di oggettività delle fotografie di Marco Introini mette a punto impeccabili e preziosi strumenti di lavoro nei quali, attraverso una descrizione distaccata, pacata e priva di intenzioni interpretative, prevale la volontà di rappresentare i fatti urbani per come sono, di descrivere con realismo la fisicità concreta della città, la sua realtà e bellezza.
Le scene urbane deserte della notte e dell’alba, cariche dell’intensità della giornata trascorsa e di quella in arrivo, rappresentano con efficacia i luoghi della vecchia Multan, mentre le immagini diurne dei terrazzi rivelano l’incanto dello speciale rapporto delle case con il cielo, campo d’azione dei kabootar games, le straordinarie gare tra stormi di piccioni addestrati.
Il bianco e nero delle fotografie di Heritage and Beauty, già esposte nel Campus della Bahauddin Zakariya University nell’aprile 2012, insieme alla sapiente composizione delle inquadrature, esaltano le forme dell'architettura, le ombre nette, le profondità, la materia, le relazioni tra gli edifici e il loro guardarsi immobile che della città costituisce il fascino e l'essenza.
La necessità di interventi urgenti viene posta con evidenza dalla condizione della Walled City di Multan dove, insieme a caratteri di straordinario valore architettonico, a una popolazione densa e laboriosa e a una positiva situazione economica e produttiva, si registra una situazione fisica e ambientale assai problematica in grado di minacciare la stessa continuità della vita della parte storica di una città nota per essere tra le più antiche del mondo.
Il caso di Multan, come di numerose altre città non solo nel subcontinente indiano, impone alla cultura di misurare capacità e strumenti con la necessità di interventi in grado di diagnosticare rapidamente la condizione e di proporre in poco tempo soluzioni concrete in grado di affrontare, in un quadro d’insieme, i problemi più urgenti; con ciò forzando i tempi tradizionali degli studi urbani che, per la naturale complessità degli oggetti di applicazione, necessitano di dimensioni temporali adeguate, ben più ampie di quelle fin qui forzatamente impiegate su Multan.
La decisione di affrontare fin dall’inizio in un forte intreccio le conoscenze della realtà fisica e dei suoi problemi (di conservazione e restauro, infrastrutturali, di traffico, ecc.) con quelle connesse alla situazione e alle potenzialità delle risorse di Multan (economiche, produttive, artigianali, del turismo, ecc.), ha consentito di costruire, in un quadro di collaborazione anche con la locale struttura universitaria, un programma condiviso di sviluppo particolarmente attento alle infrastrutture, al turismo e all’energia.L’interesse per l’insieme dei temi relativi alle discipline politecniche dell’architettura, dell’ingegneria e del disegno industriale, nonché il carattere di sfida scientifica arricchita dall’operare in terre lontane (come già avvenuto in molte altre occasioni), hanno stimolato Fondazione Politecnico di Milano e i ricercatori dell’ateneo ad accettare la complessità, la delicatezza e l’urgenza di una attività che si intende proseguire con la determinazione e la passione che ne hanno fin qui caratterizzato lo svolgimento.
L’Ambasciata Italiana, il Ministero Pakistano di Housing and Works, la Bahauddin Zakariya University e i diversi altri enti locali e italiani coinvolti, ai quali siamo grati per la preziosa collaborazione, hanno dato un decisivo sostegno al nostro impegno, reso ancor più coinvolgente e appassionato dalla cordialità e simpatia con cui siamo stati accolti nella Walled City di Multan, testimonianza viva del profondo legame che unisce le culture di Italia e Pakistan.

Adalberto Del Bo, dicembre 2012

Heritage and Beuauty

In a period when many cities around the world are undergoing processes that involve, on one hand, the breakdown of ancient structures and, on the other, a marked homogenization in transformation interventions, the knowledge of original, formal, and historical traits increasingly emerges as a clear necessity for understanding the roots and identity of a culture, and for identifying its prospects for continuity and development.The city—and with it, its construction—represents the synthetic expression of a culture, an element that, in its richness and complexity, allows us to perceive, even through the immediacy of spatial experience, the time and ideas of its creation. This is the evocative character of space: the quality capable of recreating a world which, when it strives for formal completeness, pertains to architecture as a pursuit of perfection. Such a pursuit and completeness are expressed by the city, particularly that of the past, through its monuments as well as through its overall multiplicity and representativeness—an entire monumental ensemble in itself.
Such is the case of Multan, where the power of history is carved into its compact and intricate urban form, into the grandeur and richness of the many sacred buildings that have made it a renowned pilgrimage site, into the elegant houses of the Walled City and the Bazaars, as well as in the refined textiles, embroideries, ceramics, and jewelry created over centuries by the skilled hands of artisans—guardians of a studied continuity of forms and of extraordinary taste and craftsmanship.
The greatness of Multan, celebrated in the historical sources of the Indian subcontinent, is also depicted in an eloquent fresco in Palazzo Farnese at Caprarola, a town not far from Rome, where, in the famous “Stanza del Mappamondo,” the continents known at the time are depicted with precision. On the vast wall representing Asia—painted in 1574—within the area of the Indus river system, stands out, among the few geographical references, the inscription “Regno De Moltan,” a toponym that in the fresco designates a large part of Punjab.
To such a significant role held by Multan in this exclusive representation of the 16th-century world corresponds today, unfortunately, a striking lack of iconographic documentation on its material and architectural history. It is highly probable that the many destructions over time also affected documentary records and materials of a place that, like nearby Lahore, preserves in its character the forms and elegance of Mughal style.
In this context, the objective research of Marco Introini’s photographs provides precise and invaluable tools in which, through a detached, calm description devoid of interpretive intent, prevails the will to represent urban facts as they are—to portray with realism the tangible physicality of the city, its reality and beauty.
The deserted urban scenes of night and dawn, imbued with the intensity of the day passed and the one to come, powerfully capture the places of old Multan, while the daylight images of rooftops reveal the enchantment of the city’s special relationship with the sky—the arena for the kabootar games, the remarkable competitions among trained flocks of pigeons.
The black-and-white photography of Heritage and Beauty, first exhibited at the Campus of Bahauddin Zakariya University in April 2012, together with the skillful composition of the shots, exalts the architectural forms, the sharp shadows, the depth, the material texture, and the silent dialogue among buildings that constitute the fascination and essence of the city.
The urgent need for intervention is clearly evidenced by the condition of Multan’s Walled City, where, along with features of extraordinary architectural value, a dense and industrious population, and a positive economic and productive situation, there exists a severely problematic physical and environmental state—one capable of threatening the very continuity of life in the historic part of a city known as one of the world’s oldest.
The case of Multan—like that of many other cities, not only in the Indian subcontinent—demands that the cultural world measure its capabilities and methods against the need for interventions able to swiftly diagnose conditions and propose concrete, timely solutions. This requires confronting the traditional timelines of urban studies, which, due to the natural complexity of their subject matter, generally demand broader temporal dimensions than those so far necessarily employed in Multan.
The decision to intertwine, from the very outset, the study of the physical reality and its problems (conservation and restoration, infrastructure, traffic, etc.) with the analysis of Multan’s resources and potentials (economic, productive, artisanal, touristic, etc.) has made it possible to develop, in collaboration with the local university structure, a shared program of development focusing particularly on infrastructure, tourism, and energy. The interest in multidisciplinary themes related to architecture, engineering, and industrial design, as well as the scientific challenge and enrichment of working in distant lands (as has happened on numerous occasions before), have motivated the Fondazione Politecnico di Milano and the university’s researchers to embrace the complexity, delicacy, and urgency of this activity with determination and passion—qualities that have characterized their work thus far.
The Italian Embassy, the Pakistani Ministry of Housing and Works, Bahauddin Zakariya University, and the several other local and Italian institutions involved—to whom we express our gratitude for their invaluable collaboration—have provided decisive support to our commitment, made even more engaging and passionate by the warmth and kindness with which we were welcomed in the Walled City of Multan: a living testimony to the deep bond uniting the cultures of Italy and Pakistan.

Adalberto Del Bo, December 2012

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