Changing Status
La ricerca fotografica prende avvio da una riflessione sul concetto di soglia e sulla sua evoluzione architettonica e urbana, intesa come limite fisico che in passato separava la città dal territorio: dal luogo sicuro e conosciuto da quello esterno, percepito come incerto e potenzialmente ostile, o che, più semplicemente, segnava l’arrivo, la conclusione di un viaggio.
Questa soglia, storicamente identificata nella porta delle mura difensive, perde progressivamente la propria riconoscibilità con l’affermarsi della città moderna.
I nuovi sistemi urbani non necessitano più di un perimetro murario e tendono a espandersi oltre i limiti del ring ferroviario e delle infrastrutture automobilistiche, saldandosi ad altri agglomerati, paesi e città limitrofe fino a configurare un unico organismo territoriale, una vera e propria regione urbana.
L’ingresso alla città cessa così di essere un dispositivo architettonico puntuale, capace di marcare in modo netto il passaggio da uno spazio all’altro, e diviene piuttosto una condizione percettiva, un “passaggio di stato” associato all’uscita o all’attraversamento di un viadotto autostradale o tangenziale.
Ci troviamo da chilometri immersi in un paesaggio già ampiamente urbanizzato, ma la percezione di entrare in città si attiva solo nel momento in cui si abbandona il tracciato sopraelevato del viadotto o quando, procedendo lungo una direttrice radiale, lo si sottopassa o sovrappassa attraverso dispositivi infrastrutturali dedicati.
La ricerca fotografica si propone di registrare e di restituire criticamente questi luoghi di sospensione, tanto emotiva quanto spaziale: lunghi viadotti che interrompono la continuità del tessuto urbano, generando spazi sottostanti interstiziali, sospesi, dalla forte valenza quasi metafisica.
Marco Introini, 2014
Changing Status
The photographic research originates from a reflection on the concept of the threshold and on its architectural and urban evolution, understood as the physical limit that once separated the city from its surrounding territory: from the safe and familiar domain to the external space, perceived as uncertain and potentially hostile, or, more simply, as the point of arrival and conclusion of a journey.
This threshold, historically identified with the gate in the defensive walls, progressively loses its recognisability with the advent of the modern city.
The new urban systems no longer require a walled perimeter and tend to expand beyond the confines of the railway belt and road infrastructures, merging with other urban agglomerations, towns and neighbouring cities, eventually configuring a single territorial organism, an actual urban region.
The entrance to the city thus ceases to be a punctual architectural device capable of clearly marking the transition from one space to another, and becomes instead a perceptual condition, a “change of state” associated with leaving or crossing a motorway or ring-road viaduct.
For several kilometres, we are already immersed in a fully urbanised landscape, yet the perception of entering the city is activated only at the moment when we abandon the elevated viaduct alignment or when, proceeding along a radial route, we pass beneath or above it through dedicated infrastructural devices.
The photographic research aims to record and critically render these places of suspension, both emotional and spatial: long viaducts that interrupt the continuity of the urban fabric, generating interstitial, suspended spaces beneath them, endowed with a strong, almost metaphysical character.
Marco Introini, 2014